PER SAPERNE DI PIU' - Viaggio nella cittā invisibile
Questo testo è stato scritto dagli organizzatori del
II Convegno Nazionale sulla Lingua dei Segni Italiana (Genova, Settembre
1998)
(versione Acrobat
Reader da stampare)
Che cosa è la ” città invisibile”?
E’ la comunità dei sordi.
Perché
invisibile?
Perché la sordità non si vede.
Ma
la lingua dei segni, che voi usate, è visibile a tutti?
E’ visibile per chi la vuole vedere. Ma poiché molti,
ancora oggi, chiudono gli occhi e la rifiutano, le nostre mani che
segnano sono, di fatto, rese invisibili da loro.
Quale
lo scopo del vostro viaggio nella “città invisibile”?
Farla conoscere a tutti e quindi renderla, finalmente, visibile.
Di conseguenza, per noi, più vivibile: vogliamo
essere accettati per quello che siamo, una minoranza culturale e
linguistica.
In
che senso accettati?
Senza pregiudizi.
Mi
faccia un esempio.
Esiste da tempo il pregiudizio, diffusissimo, che un sordo debba
essere necessariamente anche muto. Il che non è vero. I sordi
hanno la voce, ma hanno difficoltà a controllarla e, quindi,
ad usarla per parlare. Un altro grave pregiudizio è la sottovalutazione
della nostra difficoltà a capire chi parla.
E
la labiolettura?
Leggere sulle labbra è un aiuto, ma ha enormi limiti oggettivi.
Tutto il nostro rapporto con la lingua parlata è innaturale.
Possibile, ma non spontaneo. Lei immagini di guidare un’automobile
che abbia solo la retromarcia: che è, appunto, una guida
innaturale. Oppure immagini di dover camminare sulle mani. E’
vero che, a marcia indietro, o camminando sulle mani, si può
anche fare il giro del mondo. E come no. Però ci provi. E
poi mi dica dove è arrivato. A che punto si è fermato.
Torniamo
al “viaggio nella città invisibile”. Si diceva,
perché tutti la conoscano...
La conoscenza promuove la comunicazione. E’
dunque il modo migliore per gettare un ponte fra noi e la città
visibile, che raffigura il mondo degli udenti. Quel ponte si chiama
bilinguismo: apprendimento, da parte dei sordi,
sia della Lingua dei segni sia di quella parlata. Ripeto però
che, per i sordi, la lingua naturale è quella segnata:
e deve avere la priorità perché è la più
idonea a consentire il loro pieno sviluppo mentale e creativo. Privare
il bambino sordo di questo strumento è una condanna, spesso
inconsapevole, ma spietata. Specie quando si fonda su un calcolo
egoistico degli altri, in base al quale, meglio il bambino parlerà
meno si sentirà sordo.
Perché
egoistico? Se un genitore...
L’ideale per noi non è riuscire a sembrare
udenti. Perché dovremmo? Non lo siamo. Se un genitore
si vergogna della sordità del figlio, o rifiuta di accettarla,
è dentro di lui che qualcosa non va. Noi vogliamo,.....
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